Serie A, patria dei mangiallenatori:

giovedì 13 maggio 2010 | | 0 commenti |

L'Inter che prova a blindare Mourinho, corteggiato dal Real Madrid, il Milan che pensa ad Allegri per il dopo Leonardo, la Juventus in bilico tra Delneri e Prandelli.
Le panchine italiane più ambite sembrano diventate porte girevoli.
Di quelle trafficate: chi entra, chi esce, sembrano quelle di un hotel in centro a Roma, dove invece almeno Ranieri sembra tranquillo, al netto di scenari azzurri.
Però il cambio tattico, del tecnico, e non effettuato dal tecnico, è un vizio comune di tutti i club italiani, quest'anno. Sono stati ben 17 i cambi in panchina nel corso del campionato che si chiuderà domenica pomeriggio. 17 cambi che hanno interessato 12 delle 20 squadre al via della serie A.
Un terremoto causato non solo dai presidenti che si sono fatti negli anni la fama di mangiallenatori, da Cellino a Zamparini, ma che ha visto scosse anche a Torino, sponda Juventus - ed è una relativa novità storica a stagione in corso - ed ha localizzato l'epicentro a Bergamo, dove l'Atalanta, poi retrocessa nonostante i tanti ribaltoni, è passata da Gregucci a Conte, e poi da Bonacina a Mutti.

Walter Mazzarri ha sostituito Donadoni al Napoli. La mossa più facile in periodo di crisi per una dirigenza (se la squadra non va non potendo cacciare i calciatori o rinnegare un mercato, fatto appunto dalla società, si caccia l'allenatore) ha funzionato in alcuni casi. Con Ranieri a Roma, ma il campionato era appena iniziato, con Reja ancora a Roma, ma stavolta sponda Lazio, e ancor di più con Rossi a Palermo e Mazzarri a Napoli, con MIhajlovic a Catania e Colomba a Bologna. E però non sempre è andata così liscia. Le tre squadre poi retrocesse hanno tutte cambiato tecnico, non solo l'Atalanta, ma anche, due volte, Siena e Livorno. E la Juventus con Zaccheroni non è riuscita a sterzare, rallentando anzi ulteriormente, come testimonia la media punti, dopo la partenza falsa con Ferrara al timone.

Pasquale Marino, cacciato e poi richiamato dall'Udinese. casi limite — Quelli di Allegri e Marino. Qui siamo quasi al paradosso. Allegri, Panchina d'Oro 2008-09, è stato esonerato dopo un super campionato, nel quale ha lanciato in Nazionale Marchetti, Biondini e Cossu e non ha mai temuto di retrocedere. Ma il tecnico toscano era corteggiato dalle grandi, e si dice non volesse legarsi a lungo al club sardo. E così è stato mandato a casa anzitempo, sostituito dal duo Melis-Festa. Un altro caso clamoroso è quello di Marino. Cacciato da Pozzo perchè l'Udinese valorizzava giocatori ma non faceva abbastanza punti, è stato frettolosamente richiamato dopo la poco fortunata parentesi De Biasi. E l'Udinese si è salvata.

Alex Ferguson, quest'anno ha vinto la coppa di Lega inglese. Reuters
pecora nera — L'Italia, se paragonata a Inghilterra e Spagna, gli altri campionati di riferimento in Europa, quelli che ci precedono nel ranking Uefa, è la pecora nera. In Premier League, in tutta la stagione, i cambi in panchina sono stati soltanto cinque: nessun club ha cambiato due volte. Uno per "colpa" di un italiano, Mancini, subentrato a Hughes al Manchester City, la squadra più ambiziosa tra quelle che hanno cambiato faccia (le altre sono Bolton, Burnley, Hull, e Portsmouth, retrocesso, ma in finale di Fa Cup). Un altro italiano, Zola, è stato appena cacciato, ma a stagione conclusa. Le cose non sono poi così diverse in Spagna: otto cambi di panca, di sette squadre, la più blasonata (le altre sono Almeria, Racing Santander, Saragozza, Valladolid, Villarreal - la squadra di Giuseppe Rossi - e Xerez) è l'Atletico Madrid, che ha poi vinto l'Europa League con Quique Sanchez Flores in panca. Comunque robetta, rispetto a quello che è successo da noi.

Fergunson. Allo scozzese manca solo che a Manchester gli intitolino la panchina, che occupa ormai dal 1986. In Italia, delle 20 squadre che hanno affrontato questo campionato di serie A, solo due hanno un allenatore che le allena da più di due anni: la Fiorentina, con Prandelli portacolori dal 2005 - e il matrimonio potrebbe anche essere agli sgoccioli stando a radiomercato - e il Genoa, insieme a Gasperini dal 2006. Briciole in una tavola - quella del campionato, ogni stagione imbandita con ingredienti diversi. Insomma, da noi, i dirigenti vogliono "tutto e subito". E se non funziona la colpa è, o finisce per dover essere, dell'allenatore. Non è mai troppo presto per cambiare l'inquilino della panchina. E lo sfratto - lo testimonia Allegri - può persino non dipendere dai risultati.

Gli allenatori della storia: Mourinho

mercoledì 12 maggio 2010 | | 0 commenti |

Primo allenatore da descrivere primo che fa discutere:José Mourinho.


Personaggio controverso e spavaldo, in mezzo alle sue grandi e indiscusse qualità sportive non spicca la simpatia.

Vedere un suo sorriso è un evento raro e ogni volta che apre bocca parla bene solo di se stesso, altrimenti è facile aspettarsi una sentenza contro qualcuno. José Mário dos Santos Mourinho Félix - noto più semplicemente come José Mourinho - nasce a Setúbal (Portogallo) il giorno 26 gennaio 1963.

Figlio dell'ex calciatore Félix Mourinho (portiere del Vitoria Setubal) pare che il giovane José già a quindici anni avesse in mente di intraprendere la professione di allenatore. Fin da bambino segue il padre che una volta smessi i panni di portiere intraprende la carriera di tecnico. José respira l'atmosfera dello spogliatoio e da adolescente comincia a redigere dei rapporti dove annotan le caratteristiche tecniche e agonistiche dei vari calciatori. Il papà ammira questa sua capacità e lo spedisce a seguire le squadre avversarie. Intanto José prova anche a diventare calciatore professionista: gioca come difensore, ma risulta un giocatore mediocre. I genitori spingono perchè consegua il diploma ma lui a Lisbona studia per diventare professore di ginnastica prima, e allenatore di calcio poi. Comincia ad allenare le giovanili del Vitoria Setubal; poi vola in Scozia per conseguire il patentino di tecnico UEFA. Con i titoli in tasca gli manca solo una squadra che gli offra un'importante opportunità. L'occasione arriva nel 1992 quando affianca Bobby Robson sulla panchina dello Sporting Lisbona.
Inizia in questo contesto la stesura di quella che viene definita "la Bibbia di Mourinho", un taccuino dove trascrive - e continuerà a farlo in ogni squadra che allenerà - relazioni e rapporti dettagliati di tutte le sedute di allenamento. Nel 1996 Bobby Robson passa al Barcellona e Mourinho lo segue per lavorare come traduttore.
Quando poi Robson si trasferisce in Olanda al PSV Eindhoven, l'estate successiva Mourinho decide di rimanere in catalogna dove ottiene l'incarico di allenatore della sezione giovanile del Barcellona.
Nel 2000 lascia i ragazzi del Barcellona per passare alla guida del Benfica, squadra portoghese di Lisbona. Ottiene buoni risultati così chiede al presidente il prolungamento del contratto, ma questi rifiuta. José Mourinho lascia per guidare la squadra del Leiria, sempre nella sua terra. Due anni dopo è il Porto ad ingaggiarlo: al primo anno conquista il campionato portoghese, la coppa di Portogallo e la Coppa UEFA; nel secondo anno si conferma un allenatore vincente conquistando nuovamente lo scudetto ma soprattutto la Champions League, firmando così un risultato storico per la squadra e per il calcio portoghese. Nel 2004, dopo alcuni contenziosi burocratici relativi alla rescissione del suo contratto con il Porto, viene chiamato ad allenare in Inghilterra: il progetto è ambizioso, così come il proprietario della squadra che lo ingaggia; stiamo parlando del russo multimiliardario Roman Abramovich, padrone della squadra londinese del Chelsea. Mourinho diviene così il nuovo tecnico dei Blues. Per via di una definizione che dà di se stesso, pronunciata durante la sua prima conferenza stampa, in Inghilterra viene soprannominato "the special one". José Mourinho costruisce in breve una squadra fortissima che sotto la sua guida conquista due campionati inglesi (2004/2005 e 2005/2006) e una coppa di Lega (2004/2005). In questo periodo, per i due anni consecutivi 2004 e 2005, è indicato dall'IFFHS - l'Istituto Internazionale di Storia e Statistica del Calcio - come miglior allenatore del mondo. Nella stagione 2006/2007 il Chelsea resta in lizza per quasi tutti gli obiettivi fino alle fasi finali della stagione. Il portoghese riuscirà a guidare la squadra fino alla vittoria della FA Cup contro i Red Devils di Manchester e la Carling Cup (Coppa di Lega) contro l'Arsenal; in campionato viene superato dal Manchester United ed in Champions League eliminato nelle semifinali dai rivali connazionali del Liverpool, ai calci di rigore. Come si sa, soprattutto nel mondo sportivo e in particolar modo nel calcio, a chi più vince molto viene chiesto: così questi obiettivi mancati di Mourinho provocano in Inghilterra moltissime critiche verso di lui.
E' accusato ripetutamente di non saper gestire i tantissimi campioni che sono presenti in rosa; altre critiche gli vengono mosse per gli attriti con l'attaccante ucraino Andriy Shevchenko - acquistato dal Milan per 31 milioni di sterline nel maggio 2006 - scarsamente impiegato per buona parte della stagione 2006-2007. Dopo un inizio di campionato altalenante ed un pareggio contro la squadra norvegese del Rosenborg nella prima partita della UEFA Champions League 2007-2008, il 20 settembre 2007 Mourinho ha risolto il proprio contratto di comune accordo con la società. Alla base delle dimissioni ci sarebbe stato un rapporto non ottimale con il presidente Abramovich. Alla fine del mese di maggio arriva in Italia per guidare nella stagione 2008-2009 i campioni d'Italia dell'Inter. Non arriva alla finale di Champions League, obiettivo stagionale dichiarato, ma vince il 17° scudetto della storia della società.

Nella stagione 2009-2010 porta la squadra sulla soglia di una storica impresa, quella di vincere nello stesso anno lo scudetto, la Coppa Italia e la Champions League.

Serie A:

venerdì 21 agosto 2009 | | 0 commenti |

Il Campionato di Serie A 2009-2010 sarà il 108° campionato italiano di calcio e il 78° a girone unico e comincerà il 22 agosto 2009.
Le prime due giornate (23 e 30 agosto) saranno suddivise in quattro orari: due anticipi al sabato alle 6 pm e alle 8.45 pm, anticipo la domenica alle 6 pm e sette partite in contemporanea alle 8.45 pm.
A partire dalla 3ª giornata e fino alla 36ª compresa, ad eccezione dei 4 turni infrasettimanali (23 settembre e 28 ottobre 2009, 6 gennaio e 24 marzo 2010) e del sabato precedente la Pasqua, le sette partite della domenica torneranno a disputarsi alle ore 3 pm, con posticipo serale alle ore 8.45 pm, fermi restando i due anticipi del sabato (6 pm e 8.45 pm).
Il campionato si concluderà il 16 maggio 2010, in base all’imposizione della Fifa su tale data allo scopo di garantire il giusto riposo ai giocatori impegnati nel campionato mondiale di calcio 2010 che si terrà in Sudafrica appunto nell’estate medesima.


In proposito, per le qualificazioni all’evento calcistico della prossima estate, si effettueranno tre soste: il 6 settembre, l’11 ottobre 2009 ed il 15 novembre 2009.Altre due soste, il 27 dicembre 2009 e il 3 gennaio 2010 ci saranno per le feste di Natale, che quest’anno saranno prive dell’Epifania, giorno in cui si giocherà il terzo e penultimo turno infrasettimanale.
Il turno del 4 aprile 2010 si giocherà il giorno precedente (3 aprile) per le feste di Pasqua.La squadra campione in carica è l’Inter, che ha portato il suo numero di campionati vinti a 17. A prendere il posto di Torino, Reggina, e Lecce retrocesse in Serie B, sono state Bari, promosso dopo otto anni di cadetteria, Parma e Livorno, tornate nella massima serie dopo un solo anno di assenza.
Sono 12 le regioni rappresentate in questo torneo.
Quelle maggiormente rappresentate sono la Lombardia e la Toscana (3 squadre). Emilia Romagna, Liguria, Lazio e Sicilia hanno 2 squadre a testa mentre Friuli-Venezia Giulia, Campania, Veneto, Puglia, Sardegna e Piemonte sono rappresentate da una sola squadra ciascuna.
Anche in questa stagione, per la quarta volta consecutiva, a parità di punteggio la graduatoria finale sarà determinata in base alla classifica avulsa.Nessuna novità per l’accesso alle coppe europee: riguardo la Uefa Champions League le prime tre classificate saranno ammesse direttamente alla fase a gironi, mentre la quarta classificata dovrà disputare i preliminari.
Per classificarsi in Europa League saranno validi il 5° e 6° posto, mentre la terza squadra sarà la vincitrice della Coppa Italia; qualora questa fosse già ammessa alla Champions League, il posto verrà occupato dall’altra finalista, ed in seconda battuta dalla squadra giunta al 7° posto in Serie A.

L'addio di Maldini

giovedì 28 maggio 2009 | | 0 commenti |

La festa dopo l'ultima partita al Meazza di Paolo Maldini si è conclusa con una contestazione nei confronti del capitano da parte della curva sud rossonera.

Dopo la fine della gara, mentre Maldini faceva il suo giro di campo per salutare il pubblico del Meazza, la curva sud ha esposto uno striscione con scritto: «Sentiti ringraziamenti da chi hai definito mercenari e pezzenti», sopra il quale è stata srotolata un'enorme maglietta rossonera con il numero 6 che apparteneva a Franco Baresi, il capitano da cui Maldini ha ereditato la fascia. Per finire, il tifo ha iniziato a scandire il coro «Franco Baresi, c'è solo Franco Baresi».

Cosi' recitava uno striscione esposto dai tifosi rossoneri durante il giro di campo finale di Maldini, che stava raccogliendo l'applauso dai piu' di 70mila ....

Io non sono tifoso del Milan ma non per questo non sono un estimatore di un grande calciatore che ha dato tanto alla causa del Milan e del quale, se fossi tifoso del Milan, non avrei aggettivi per definire un grande campione quale è stato Paolo Maldini.

Sono state contestazioni fuori luogo e che non appartengono a questo sport che come me tifa per questi campioni e non vorrebbe mai che smettessero di giocare. Bel gesto, poi dei giocatori della Roma che hanno dimostrato grande apprezzamento per il grande capitano, indossando all'ingresso in campo una maglietta con su scritto "GRAZIE PAOLO GRANDE CAPITANO".

Morto Cannavò:

lunedì 23 febbraio 2009 | | 0 commenti |

ADDIO CARO CANDIDO

Candido Cannavò (Catania il 29 novembre 1930) è un giornalista italiano. Ogni sua biografia inizia così. Ma definirlo soltanto "giornalista" è riduttivo.

E' sufficiente citare l'Avvocato Giovanni Agnelli per raccontarlo: "Candido Cannavo decise di fare il giornalista, abbandonando un destino che lo voleva medico. Non sapremo mai ciò che ha perduto la medicina, ma sappiamo quanto ci ha guadagnato lo sport, e noi con lui". Anche se Cannavò aveva dichiarato che "Il mio approccio allo sport è tuttora una sorta di mistero che mi porto dentro".


Che incredibile storia quella del "Direttore", che iniziò la sua carriera all'età di 19 anni alla Sicilia, dove scriveva di sport, società e costume. Nel 1955 esordì come corrispondente della Gazzetta e il nome e il volto divennero ben presto familiari. Cannavò inviato speciale, testimone del tempo: Mondiali di calcio, 9 Olimpiadi, un incredibile numero di Giri d'Italia. "Ho collaborato per anni alla Gazzetta - raccontava -. conoscevo praticamente tutti, ci si vedeva spesso, insomma, mi sono trovato a casa". Ecco, il concetto di "casa" è stato tutto sommato il leit-motiv dell'era Cannavò.

Alla Sicilia era caporedattore dal 1975. Impeccabile professionista, fu chiamato nel 1981 dalla Gazzetta che lo volle vicedirettore, poi condirettore, fino a succedere il 12 marzo 1983 a Gino Palumbo come direttore responsabile della "Rosea". La realizzazione di un sogno, tra l'altro accolto dalla redazione con applausi a scena aperta.

È rimasto in carica 19 anni, fino al 12 marzo 2002, quando è stato sostituito da Pietro Calabrese. Strano il destino: esattamente diciannove anni dopo quegli applausi scroscianti. Un vero record. Quando Cannavò prese in mano il timone, La Gazzetta dello Sport era già un fenomeno sociale che si consolidò come maggiore giornale italiano. Il 13 marzo di quell'anno tornò regolarmente al lavoro, perché di andarsene in pensione non ne aveva voglia. Divenne così l'opinionista per eccellenza con le rubriche Candidamente e Fatemi capire. Continuò a seguire il Giro d'Italia e non si perse un'Olimpiade: pane quotidiano. Correndo da una tappa all'altra, ritirando premi e riconoscimenti in tutta Italia. Sempre di corsa. Da vero mastino della notizia. Fantasia fervida: nitida. Sempre al lavoro. Per scrivere Una vita in rosa, Libertà dietro le sbarre, E li chiamano disabili, Pretacci. Storie di uomini che portano il Vangelo sul marciapiede, a sottolineare che oltre allo sport esistono problemi quotidiani che graffiano il cuore. Come sottolineato nel suo ultimo appuntamento con Fatemi capire del 19 febbraio, in cui, trattando il dramma di Marassi ha scritto: "...Ora preghiamo il Cielo perché quel tifoso si salvi".

GRAZIE PER LE TUE EMOZIONI CHE IN TANTI ANNI HAI TRASMESSO.
E GRAZIE PER LA TUA INFINITA BONTA' E L'AMORE PER LO SPORT E PER LA VITA QUOTIDIANA DI TUTTI.
SARAI PER SEMPRE NEI NOSTRI CUORI.
UN GRANDISSIMO GIORNALISTA NON SI SCORDA MAI.

CIAO

Kakà

martedì 20 gennaio 2009 | | 0 commenti |

Questa volta i soldi non vincono, vince l’amore, il cuore, ma soprattutto Kakà. Il nostro splendido numero ventidue ha dimostrato ancora una volta di essere qualcosa di più di un grande calciatore; una persona unica come lui non poteva rimanere indifferente davanti alla manifestazione d’amore di un intero e magnifico popolo.

Sabato sera San Siro non era un semplice stadio di calcio, ma un cuore che batteva per una sola persona, cosa mai successa prima.

Tutti siamo stati travolti dall’infinita passione e dalla paura che potesse essere l’ultima di Ricky nella sua casa; ad ogni suo tocco, ad ogni sua giocata l’emozione cresceva e gli occhi si facevano sempre più lucidi.
Atmosfera indimenticabile.

Anche la giornata di ieri è stata caratterizzata da sensazioni forti; gli incontri, le voci che si rincorrevano e ancora l’immenso affetto dei tifosi che si riversava davanti alla società e alla casa del giocatore, per poi arrivare al dolcissimo epilogo l’annuncio del Presidente a Sky Sport 24 poco prima delle 23 e la voce del protagonista sul canale tematico rossonero.
Kakà ha dimostrato a tutto il mondo che nella vita ci sono cose che non hanno prezzo, i soldi non sono tutto, ci sono valori che vanno ben oltre la pura materialità.

Ricardo è un simbolo del Milan e non smetteremo mai di ringraziarlo per quello che ha fatto, sta facendo e farà per la nostra squadra.
Ora che questo incubo è terminato ricomincia la rincorsa ad un sogno a tinte bianco, rosso e verde.